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TEATRO MASSARI
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Il Teatro "A. Massari"

S. Giovanni in Marignano

L’odierno Teatro Massari è, alle origini, la sede dell’Oratorio della Congregazione del SS. Rosario -fondata nel 1692-; costruito nel XVII secolo, è citato nei documenti a partire dal 1746.

Con grande probabilità l’edificio si trovava sul perimetro delle mura malatestiane; addirittura Augusto Bacchiani, nei suoi studi per il restauro dell’edificio, avvenuti negli anni ‘80, ipotizza che una delle pareti laterali coincida con la cinta muraria del borgo, laddove invece Rosita Copioli sostiene che le mura in origine attraversassero lo stabile.


La struttura, che fin dalle sue origini viene utilizzata oltre che da chiesetta per espletare i servizi religiosi anche per usi profani, viene presto concessa alla Magistratura Comunale, anche se l’Oratorio continua a svolgere funzioni sacre fino al 5 novembre 1804 -come è attestato nel Libro delle Messe celebrate da Don Benedetto Corbucci dal 1791 al 1804- quando l’esercizio di culto viene soppresso dal Vescovo.


A questo punto inizia il declino dell’edificio, infatti inizialmente il Comune lo utilizza per dare ospitalità e riparo ad orfani, vedove e indigenti. e successivamente lo affitta a privati che lo destinano alle funzioni e agli usi più disparati (verrà usato come rimessa, legnaia e addirittura come pelatoio di maiali).


Nel 1821 l’edifico viene affittato all’avvocato Francesco Brilli, che ne è anche l’ultimo affittuario; appassionato di teatro, insieme ad un gruppo di attori dilettanti crea la Filodrammatica Locale ed utilizza la struttura per farne rappresentazioni e spettacoli di vario genere.


Per questo si rende ben presto necessario un intervento per riadattarla alla nuova funzione: l’altare è trasformato in palcoscenico, viene ricavato un locale ad uso di camerino e montata dell’attrezzatura; le decorazioni restano invece quelle dell’ex oratorio.

Poco più tardi, nel 1835, si costituisce la Società dei Dilettanti Filodrammatici e dei Condomini alla cui guida si pone, succedendo a Brilli, l’avvocato Francesco Corbucci.


La compagnia, da questo momento, lavora ininterrottamente con il pieno favore dei cittadini e delle autorità politiche locali.

Il teatro viene utilizzato prevalentemente nel periodo di Carnevale, una festa popolare e molto sentita dai cittadini, caratterizzata da continue mascherate, corsi, recite e feste da ballo, sia in forma privata – nella Residenza Municipale e solo per i più ricchi del paese- che in forma pubblica presso il teatro.


Il gruppo, spinto dal successo degli spettacoli e dal favore della gente, sente a questo punto la necessità di dare una dignità nuova alla struttura, sistemandola come si conviene ad un vero teatro; per questo finanzia degli imponenti lavori.


Intanto il numero dei Filodrammatici aumenta e comincia a raccogliere sia appassionati di teatro che persone interessate all’avvenire dello stabile. All’interno della Società si differenziano i ruoli, che si tramandano di famiglia in famiglia, tanto che, per la Filodrammatica Locale, si può parlare di Movimento Teatrale.


Il teatro viene utilizzato sempre più di frequente, in particolare durante le tre stagioni principali: quella di Carnevale, con le esibizioni della Filodrammatica Locale, quella estiva, con spettacoli di marionette, e quella autunnale, in cui intervenivano anche compagnie forestiere.


Nel 1855 inizia il riadattamento del teatro con l’intervento dell’architetto Giovanni Benedettini che lo trasforma in teatro all’italiana. Realizza una planimetria semiellittica a ferro di cavallo, con una platea e due ordini di gallerie ciascuno di 15 logge, la prima sorretta da 12 colonne, la seconda ed il soffitto, invece, da pilastri. Nel frattempo il teatro viene ampliato con l’acquisto della casa di Giovanbattista Raimondi, che sarà usata come camerino.

Del vecchio impianto restano, dopo questi interventi, solo le murature perimetrali.

Gli ornamenti vengono dipinti a tempera da Angelo Trevisani, mentre il sipario -che raffigura una veduta di San Giovanni in Marignano da Montelupo ed il tempio di Cerere, a ricordo della vocazione agricola del borgo-, così come altri allestimenti scenici, sette teloni per le scene, otto panneggi e quattro cieli- non pervenuti-, realizzati da Antonio Mosconi.


Il primo gennaio 1856 viene inaugurata la struttura rinnovata, che prende il nome di teatro Condomini, dal momento che tutto il lavoro era stato reso possibile dai 24 membri della Società.

L’utilizzo della struttura procede fino alla fine del secolo, tuttavia dal 1881 cominciano ad essere condotte una serie di ispezioni dal Regio Corpo del Genio Civile, che di anno in anno richiede sempre maggiori interventi di recupero e adeguamento della struttura alle nuove norme di sicurezza vigenti. Nel frattempo la Società si scioglie e le difficoltà per l’edificio aumentano.


Dal 1924 comincia ad alternare alle sempre più sporadiche rappresentazioni teatrali, anche un’attività di cinematografo fino a che, nel 1926 prende il nome di Cinema Vittoria. Poco dopo, nel 1930, la struttura viene chiusa perché non risponde più alle norme di sicurezza vigenti.


Vengono dunque nuovamente realizzati dei lavori che permettono la riapertura del teatro; tuttavia è già diffuso il regime fascista, che impone una forte censura e controllo sulle attività; il Teatro in quell’epoca ha il nome di Teatro dell’Opera Nazionale Dopolavoro.

Con l’avvento della seconda guerra mondiale, nel 1947, cessano le attività del teatro anche a causa dei forti danni subiti durante i bombardamenti.


Nel 1955 interviene il Genio Civile che lo trasforma temporaneamente in deposito comunale.

Tornerà a svolgere le funzioni di teatro solo nel 1974; nel 1977 prendono le mosse i lavori di restauro, che lo riportano agli antichi splendori grazie al progetto dell’architetto Augusto Bacchiani. Il teatro, inaugurato nel 1982, sarà dedicato ad Augusto Massari, direttore e concertista nato a San Giovanni in Marignano, noto per aver realizzato l’inno della Repubblica di San Marino.


Il gruppo, spinto dal successo degli spettacoli e dal favore della gente, sente a questo punto la necessità di dare una dignità nuova alla struttura, sistemandola come si conviene ad un vero teatro; per questo finanzia degli imponenti lavori.


Intanto il numero dei Filodrammatici aumenta e comincia a raccogliere sia appassionati di teatro che persone interessate all’avvenire dello stabile. All’interno della Società si differenziano i ruoli, che si tramandano di famiglia in famiglia, tanto che, per la Filodrammatica Locale, si può parlare di Movimento Teatrale.


Il teatro è annoverato tra i 72 teatri storici della Regione; in un’analisi dell’Istituto per i Beni Culturali è indicata come data di nascita il 1821 -anche se la struttura è precedente-; è dunque il terzo teatro per antichità in Romagna dopo quelli di Lugo e Faenza.




Laura Pontellini

UFFICIO CULTURA


Comune di San Giovanni in Marignano (RN)


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